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Racconto estratto dal libro satirico e umoristico “Il Reddito di Cittadinanza Demoniaco” di Eugenio Flajani Galli.
Allorchè Chanel Cazzaniga (@chanel.is.real su Instagram), influencer meneghina con le idee molto chiare sugli uomini e su cosa volesse nella vita, si trasferì a Napoli, conobbe e si frequentò con un tale Salvatore, un percettore di reddito di cittadinanza che con lei cercava di comportarsi da fidanzato modello. A san Valentino, dopo averle portato il classico mazzo di rose e l’immancabile cuore di cioccolata, la portò a fare un giro in centro. E mentre era così talmente impegnato a farle complimenti a caso, ella era invece impegnata a cercare su Google Maps le pelliccerie nelle vicinanze, dal momento che dal canto suo trovava molto più interessante un visone di un uomo: di uomini, infatti, ne poteva avere quanti ne voleva e gratis, i visoni, invece, sono più rari e si devono pagare. “Se c’è un uomo che cerca di portarmi a letto”, pensò, “Ho tutto il diritto di portarmelo in boutique: così almeno si può rendere utile a qualcosa. Altrimenti a cosa serve un uomo, se non apre il portafoglio?”. Chanel, infatti, come tant(issim)e altre ragazze della sua generazione, aveva interiorizzato il sistema “valoriale” (per così dire) dei social, basato sulla predominanza dell’apparire sull’essere, sull’esibizione del materiale e dell’esteriore, e sulle preziose lezioni di vita di influencer dalla grande saggezza e dall’indubbia rettitudine morale, come Chiara Nasti – che ella seguiva da tempo immemore – la quale, tra le varie perle partorite, nel 2020 concesse altresì un preziosissimo insegnamento alle sue follower: “Ogni donna dovrebbe avere [...] un visone nell’armadio [...] e un asino che paghi per ogni cosa”. Ecco, Chanel aveva già l’asino, ora doveva procurarsi il visone. Di conseguenza ella deviò il percorso della passeggiata proprio al fine di porre in essere il suo efferato disegno criminoso di shopping spendaccione ai danni del povero Salvatore. I due passarono così dinanzi alla pellicceria segnalata da Google Maps e lei, facendo finta di niente, si fermò davanti alla vetrina e gli fece: “Oh, tesoro, stavo proprio pensando che mi starebbe proprio bene una bella pelliccia di visone...forse ho sbagliato io a non portarmela da Milano ma quando sono partita faceva ancora caldo, poi non pensavo che a Napoli la temperatura potesse scendere sotto ai 18°...magari ora che risalgo a Milano per Pasqua mi riporto quella che era di nonna e...”. “Ma no, amò, non ti preoccupà, se vuoi te la posso anche prendere io a’ pelliccia, anche ora”. “Però non penso che una pelliccia comprata qui a Napoli sia elegante, vistosa e di qualità come una che si vende a Milano. Non penso che possa ottenere lo stesso numero di like e comme...”. “E invece io penso di sì, perchè come t’agg’ detto tantissime volte, Napoli non te’ nulla da invidià a Milano! Semmai sarà o’ contrario...mo te lo regalo io o’ visone e vedrai che farai nu’ figurone al punto da scuordarti pure ch’esistono e’ pellicce a Milano!”. Dopo questa arringa, che non aveva solamente l’obiettivo di ingraziarsi la fidanzata, ma anche il nobile fine di dimostrare la superiorità della civiltà napoletana su quella milanese e, più in generale, su quella di qualsiasi città, comune e frazione del nord (e possibilmente anche del centro), Salvatore portò baldanzoso Chanel all’interno della pellicceria, le fece misurare la pelliccia oggetto della disputa, la riempì di tutta una serie di complimenti sentiti e risentiti, del tipo “Amò, sei bellissima, una vera top modèl, n’agg’ mai visto una donna più bella di te e con la tua eleganza! Vestita così farai morire d’invidia tutte le altre donne d’o’ rione [...]” e così via in un tripudio di mielosità che non è degno di essere qui riportato per rispetto a chi è debole di stomaco. Appurato però che il prezzo del visone, scontato del 50%, fosse pari a soli € 2499,90, stranamente Salvatore si riscoprì inspiegabilmente animalista, e cercò così di dissuadere la signorina Cazzaniga dal supportare il turpe business delle pellicce vere. Ella però gli fece notare che: “Lo sai che il governo ha creato il bonus pellicce? L’ultima legge di bilancio ha reso le pellicce detraibili al 50%, e siccome sono cappotti, con il superbonus valgono come opere trainanti e danno così diritto alla detrazione del 110%! Una mia amica home stager ha fatto il cappotto al suo monolocale proprio attaccando le pellicce alle pareti e ora ha una casa isolata termicamente e, soprattutto, instagrammabilissimamente fashion!”. “Ma Chanè, chi cazz’ l’ha mai fatta a’ dichiarazione de’ redditi?!?”. “Ah, scusami, già, dimenticavo che non hai mai pagato un euro di Irpef dato che sei un povero napoletano pezzente...”. “Mo’ ti faccio vedè io chi è o’ pezzente...che ca’ ti compro non un visone...ma due visoni!”. Salvatore alludeva infatti a una pittoresca sciarpa vintage composta dalla pelliccia di n. 2 visoni scuoiati, con tanto di testolina, coda, occhi composti da perline colorate in vetro, zampine e apposita clip per la chiusura, legati tra loro all’altezza del musino da apposita cucitura. Ma ciò che in particolare interessava a Salvatore era il prezzo, in offerta a soli € 99,90, essendo la sciarpa scontata, anch’essa, del 50%. Nonostante gli fosse venuta in mente la bizzarra idea che tale prezzo vantaggioso fosse dipeso dal fatto che trattavasi di un fondo di magazzino di altri tempi, oggi accessorio di abbigliamento decisamente cringe, egli non poteva di certo esimersi, nel giorno di san Valentino, dal regalare un qualche visone a una bella ragazza bionda con gli occhioni azzurri da cerbiatta il cui sguardo lo faceva sentire in colpa ancor più delle sue smorfiette messe in scena al fine di spronarlo ad acquistarle qualcosina di, ovviamente, instagrammabilissimamente fashion. Fu così che Salvatore acquistò la suddetta sciarpa con il reddito di cittadinanza, giacchè, si sa, tira più un pelo di visone che un carro di buoi. Dopodichè, per poter raccogliere quanto aveva seminato, ritenne doveroso portare la signorina Cazzaniga a casa sua per poter “stare un po’ insieme”. Anche se, per la verità, farlo davanti a due cadaveri che Chanel aveva riposto sul comodino – i quali lo “fissavano” con il loro spettrale e altresì inquietante sguardo vitreo – gli complicava non poco la faccenda. “Chanè, ma che ci fanno ‘sti du’ visoni accisi n’coppa o’ comodino?”. “Ah, giusto, non devono stare là” rispose Chanel, la quale si affrettò a toglierli da lì e a metterli...dentro al letto. “Maròòòòòòòòòò!!! E’ visoni muorti inn’ o’ letto noooo!!!” esclamò Salvatore. “Ma perchè, non li vuoi qui con noi?! Se mi stai sempre a chiedere di fare un foursome...”. “No! No! Cacciali ‘a mmiezo!!”. A quel punto Chanel – ritenendo di essersi divertita abbastanza – si degnò finalmente di cacciare fuori dalla camera i due visoni, che però avevano fatto irrimediabilmente passare al povero Salvatore qualsiasi impulso sessuale e qualsiasi chance di erezione. “Mah, secondo me sarebbe stato sexy farlo con loro due” lo schernì Chanel, “Magari te li potevi pure appendere al tuo pistolino come decorazione, così almeno ci sarebbe qualcosa in più da vedere”. Offeso nell’onore e schernito fallicamente, al povero Salvatore tuttavia non rimaneva altro che fare buon viso a cattivo gioco, e quindi accontentarsi di fare la ninna insieme a Chanel. Almeno qualcosa a letto con lei l’avrebbe pur sempre fatta. D’altra parte sapeva bene che una come Chanel – ma anche una molto meno carina – avrebbe potuto trovare altre centinaia di uomini senza difficoltà alcuna, con i quali poi spassarsela allegramente laddove ne avesse avuto voglia. Stando così le cose, in fin dei conti non gli conveniva litigarci con il rischio, più che tangibile, di compromettere la relazione: in tal caso, infatti, ella sarebbe poi andata, pensò Salvatore, in un altro letto con un altro uomo. E lui avrebbe perso per sempre una creatura così angelica (?), così preziosa – ma anche costosa – per lui. Tuttavia, da buon napoletano, Salvatore non poteva certo non tenere in considerazione ciò che aveva passato quella sera: tutta la vicenda gli serviva, infatti, per evincere quali numeri dover giocare l’indomani al Lotto.
78: a’ bella figliola;
21: a’ femmena annura;
16: o’ culo;
28: e’ zizze;
11: e’ surice;
17: a’ disgrazia;
90: a’ paura;
8: a’ maronna....
Questi, insomma, erano i suoi pensieri nel momento in cui, alla sola fioca luce della lampadina, fissava quei dolcissimi occhioni di cui era profondamente innamorato, azzurri come il cielo senza nubi, come il golfo di Napoli e, soprattutto, come la Società Sportiva Calcio Napoli. I suoi zaffiri lucenti, però, lasciavano trapelare uno sguardo inquieto, e il suo dolce visino palesava un’espressione triste e distante da lui, tant’è che egli le chiese se c’era qualcosa in particolare che non andava; lei gli rispose facendogli notare che stava ripensando al fatto che lui era riuscito ad acquistare una sciarpa di pelliccia, in un negozio che vendeva pellicce, tramite la card del reddito di cittadinanza: “Salvatore, ma tu...tu hai...comprato una sciarpa...di pelliccia!”. “O’ vero! E mò te ne sei accuorta?”. “Ma l’hai pagata col reddito di cittadinanza!”. “Embè? Era pure in saldo e agg’ risparmiato o’ 50%. Certo, se non la prendevo proprio risparmiavo o’ 100%, ma poco male, tanto so’ soldi d’o’ stato...”. A quel punto la signorina Cazzaniga gli chiese pure come mai era riuscito a effettuare tale acquisto, dal momento che in realtà non sarebbe stato materialmente possibile. Dovendosi di conseguenza arrampicare sugli specchi, Salvatore si inventò, da bravo napoletano, una storiella che lo dipingeva al pari di Eddie Murphy nel film in cui impersonava un principe il quale si fingeva povero al fine di poter conoscere la donna dei suoi sogni, che lo avrebbe amato per quello che era veramente e non per il suo titolo, nè per il suo patrimonio. Infatti Salvatore le disse che si fingeva un percettore di reddito di cittadinanza per poter essere giudicato solo per le sue virtù e non anche (e soprattutto) per il suo patrimonio mobiliare ed immobiliare: suo padre sarebbe infatti un magnate delle telecomunicazioni, dell’edilizia, della finanza e dello sport, che stava altresì valutando di darsi alla politica dal momento che diceva sempre che “Napoli è la città che amo” e pertanto sognava di farle riconquistare il suo antico splendore di capitale borbonica una volta eletto sindaco. Colpita da una così emozionante e sincera confessione, Chanel rimase a dir poco estasiata a seguito di tale racconto, e lasciandosi trasportare da una grande emozione gli rispose per mezzo delle seguenti dolci e tenere parole: “Ma chi cazzo è tuo padre?! Un Berlusconi terrone?!? E comunque inventatela meglio questa storiella, perchè se un imprenditore vuole fare soldi e prendere voti in questa fogna di città dovrebbe piuttosto avviare un’attività nel settore dello smaltimento rifiuti!”. Preso di contropiede, Salvatore non sapeva assolutamente più cosa dire, e intanto Chanel rincarava la dose: “Ma quale ricco e ricco, se io l’ho visto il tuo isee di merda e in confronto a te il barbone che vive alla metro è Elon Musk! Sei un povero di merda, sfigato e perfino bugiardo! E tu lo sai quanto ODIO gli uomini bugiardi! Ora se non mi racconti tutta la verità ti pianto in asso e poi per sfregio ti trovo pure un lavoro!”. Oramai disperato, Salvatore le rispose: “Chanel, t’agg’ dice na’ cosa...”. “Sì, allora dimmela e dimmela non in quella lingua zotica, che sembrate tutti figuranti trombati ai provini di Mare Fuori”. “Allora, io ti potrei dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità...ma non posso”. “Ah, e come mai?? Per caso voi napoletani siete così abituati a inventarvi cazzate che vi siete scordati che si possono pure dire cose vere?!”. “Non posso, Chanel, non posso...e in ogni caso non mi crederesti neanche”. “Allora in questo caso per me è FINITA!”. “No Chanel, non mi dare un dolore del genere! Senti, ora te lo dico, a prescindere che tu mi creda o no: quella che tengo io non è una card del reddito di cittadinanza qualsiasi, è una card che mi ha dato...”. “La posta, immagino...”. “No, peggio”. “L’INPS...?”. “No, peggio”. “Di Maio in persona??”. “No, ancora peggio”. “E cosa cazzo c’è di peggio della posta, dell’INPS e perfino di Di Maio?”. “Il diavolo! La card me l’ha data il diavolo! Ma tanto lo so che tu non ci crederesti mai...”. Con suo sommo stupore, però, Chanel gli rispose: “Ma certo che ti credo!”. A Salvatore stava per un istante tornando il sorriso, ma subito dopo accadde un fatto indicibile.
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